Chi è Magic GBT? Facilissimo... IO! Io chi? Giulio. Nacqui a Tivoli nel lontanissimo 1963. A sei anni iniziai a memorizzare barzellette, dialoghi di film e trasmissioni divertenti. Mia nonna, Nonna Anna, mi mostrò un giochino con il suo ditale da sarta. Modificai quel giochino con tante varianti e iniziai a farla impazzire. Ancora oggi lo presento con qualche mia variante e ancora oggi la gente si diverte e mi chiede di svelarne il trucco. Di solito lo svelo e lo spiego più volte... Chissà che non ci sia un nuovo artista tra il mio pubblico...
Come nasce l'artista? Per caso, come sempre. Estate '77, pizza con gli amici per la fine della scuola, inizio a raccontare aneddoti sull'anno scolastico appena terminato condito con battute e storie di tutti i giorni, cose che ho già raccontato, ma che fanno sempre ridere. Mentre gli altri ridono e mangiano, io parlo, parlo, parlo... Tra i clienti della Pizzeria c'è un distinto signore che si presenta come titolare di una agenzia di spettacolo. Gli do il mio numero di telefono, affermo di aver già fatto spettacoli teatrali e di piazza, annuisco quando mi chiede se so fare imitazioni e nego di avere un impresario (“con il mio ho rotto proprio l'altro giorno...” dichiaro). Qualche giorno dopo ricevo una telefonata: era l'invito a fare uno spettacolo di prova, una festa in piazza (Festa dell'Unità ad Anticoli Corrado). Preparo una sacca al volo e aspetto che mi vengano a prendere. Mi portano nella sala prove del complesso con il quale avrei debuttato il giorno dopo (i “BSO”, gran bel gruppo!). Il fonico mi chiede di provare un microfono per testare e memorizzare la sua taratura. Un paio di “sssa, sssa, pprova… uno, due, tre, pprrrova” e improvviso una mia esperienza nella messa a punto del microfono! Finite le prove andiamo tutti a cena. Per lo spettacolo del giorno dopo mi vengono richiesti due interventi di circa 15 minuti ciascuno: uno con un mio monologo; l'altro con qualche imitazione. Mi danno una camera e l'appuntamento per la mattina dopo. Era mezzanotte. Mi sono chiuso in bagno e, parlando con la mia immagine allo specchio, ho iniziato a provare voci e facce per le imitazioni. Alle sei del mattino avevo i miei due interventi e la caratterizzazione di una decina di personaggi.
La sera.... il debutto. Un po' di pezzi del gruppo e imbraccio il microfono, mi avvio verso il centro del palco e, tic, avanzo, tic, toc, mi fermo, tic, tac, tic, tic... PIOVE! Vedo un telone di plastica passarmi sulla testa e mi ritrovo lì sotto, accovacciato, accanto al batterista. “...Orca... Piove”, mi fa! "Lo vedo, anzi lo sento, anzi..." e inizio a parlare di tutto. Non ricordo nulla, ma parlai di tutto. Rideva! Più rideva e più parlavo. Dopo una decina di minuti rimuovono i teli e, grondante di sudore, mi alzo e vedo i ragazzi del gruppo che ridono e applaudono. Tra l'ilarità generale mi comunicano che avevo tenuto il microfono aperto per tutto il tempo e ne avevo dette di tutti i colori. Niente di volgare, irriguardoso o non consono alla serata, ma di tutti i colori. Mi rendo conto di aver bruciato qualche battuta che avrei dovuto dire in seguito... Mi rendo anche conto che se hanno sentito loro... mi giro e dalla piazza, abbastanza gremita nonostante l’acquazzone appena terminato, parte un grande applauso. Vedo delle facce sorridenti, amichevoli e curiose... Vado! Modifico il mio monologo per non dire battute che avevo “sprecato” sotto il telone. Un successo! Complimentato dai ragazzi del gruppo, mi preparo per la mia seconda entrata, anche questa da ritoccare. Il secondo intervento, dove tra l'altro interloquisco con il pubblico, dura mezz'ora. Saluto, ringrazio e me ne vado. Il mio nuovo Impresario, congratulandosi, mi dice di tenermi pronto per un terzo intervento. Termina la musica e rientro. Se non mi avessero portato via, avrei potuto continuare tutta la notte. Rientrando vengo informato che: faccio parte dell'Agenzia; tra meno di venti ore dovrò tenere un altro spettacolo; sarà una sagra; non devo assolutamente prendere impegni con altri agenti o gruppi musicali; devo presentare una richiesta economica; devo fornire una foto e un nome d'arte per i manifesti.
Questo fu l'inizio. Durò per cinque bellissimi anni, anni nei quali conobbi molti gruppi e artisti di altri generi. Tutti amici. Ero troppo grande per giocare e, purtroppo, con questa attività si campava benissimo in estate, a capodanno e qualche serata a carnevale, ma non dava certo una continuità e una sicurezza economica. A quei tempi non c'era la cultura della festa con animazione, non c'erano i villaggi vacanza, niente locali che in inverno organizzino serate con spettacoli, poche Radio e TV private, comunque piccole, a diffusione “molto” locale e senza una lira... Così decisi di cercare un lavoro “vero”, come diceva mia madre. Il lavoro lo trovai, ma chi mi aveva conosciuto continuava a cercarmi. Qualche particina o sceneggiatura in compagnie teatrali (quasi sempre amatoriali e a titolo gratuito), saltuari interventi su radio private (leggere dediche e mettere dischi non faceva per me e gente come Gianni Elsner o Claudio Moroni, due grandi della radiofonia romana e non, muovevano i primi passi in quello che è diventato un vero e proprio genere radiofonico e per me erano maestri irraggiungibili), qualche piazza, le feste canoniche nei locali e così via.
Vista l’inflazione di imitatori, mi resi conto che la gente cercava qualcosa di nuovo. Mi misi a studiare la gente, a scrivere nuovi pezzi e a cercare qualcosa di originale da proporre. Decisi di mettere in pratica quanto imparato da Prestigiatori e Cabarettisti che, fortunatamente, avevo conosciuto nei miei spettacoli. Ho rinnovato, variato e incrementato il mio repertorio e sono tornato nella mischia. Villaggi Turistici in Toscana, Lazio e Sicilia, sale e balere in Emilia e Veneto, qualche albergo in giro per l'Italia, un micro tour in Germania (ripetuto due anni dopo), inaugurazioni e convegni aziendali, ristoranti e locali per tutti i tipi di festa, ecc. Mi dispiace per voi, ma ... SONO ANCORA QUI!
In tutti questi anni ho spesso cambiato nome d'arte: a volte me lo cambiavano i gruppi con i quali facevo serate; spesso me lo cambiava il titolare del locale (“sai, per cambiare un po'... e poi questo suona meglio...”). In pratica, alcuni mi conoscevano come X, altri come Y, altri ancora come Z. Ho scelto i tre “nomi” nei quali mi rispecchiavo di più e li ho riuniti in uno. Troppo lungo! Ho preso le iniziali dei tre nomi e così è nato l'acronimo “GBT” che mi accompagna ormai da una ventina di anni. Un mio carissimo amico, Davide, mi chiamava “Magic”. Bello, ma l'acronimo a quattro lettere non mi piaceva e poi avevo già poster e volantini con GBT stampato... Eppure mi piace... Lo voglio... Sai che faccio? Ce lo metto davanti! E così nacque Magic GBT... Ma che fai? Stai ancora qui a leggere 'ste cose?! Vai a farti un giro sul sito e divertiti... Se ne vuoi sapere di più mi puoi sempre telefonare o scrivere. Ciao.